GIUSEPPE MEDICI

AFFARI ESTERI
L’EDITORIALE DELL’ANNO PRIMO-NUMERO UNO, GENNAIO 1969

In occasione dei quarant’anni di «Affari Esteri», ripubblichiamo lo storico primo editoriale della Rivista, scritto dal già Ministro degli Esteri, Sen. Giuseppe Medici (1907-2000): un documento di grande attualità sul quale riflettere

La politica estera non ha ancora, in Italia, un numero di cultori adeguato all’importanza che ha nella vita. del Paese. A parte coloro che, per professione, ne studiano i problemi, non si può dire che esista un ampio movimento culturale inteso a conoscere ed a far conoscere le forze durevoli che determinano i grandi fatti della politica internazionale. Tanto più grave ciò appare quando si pensi che il necessario rinnovamento dei tradizionali rapporti bilaterali e dei recenti rapporti multilaterali è oggi condizionato anche da una tecnologia – quella dell’era nucleare nella quale ormai viviamo – che ha reso attuale lo sfruttamento del fondo marino e l’utilizzazione dello spazio celeste.

D’altro lato la stessa profonda trasformazione in corso nella società italiana accresce fortemente il peso della componente estera nella sua vita economica e sociale. Da Paese agricolo ed artigiano, l’Italia è diventata, infatti, un Paese industriale a forte concentrazione urbana, nel quale il valore delI’esportazione e dell’importazione rappresenta circa un terzo del prodotto lordo nazionale.

La vocazione dell’economia italiana a produrre beni da esportare è profonda, e nasce da condizioni di ambiente fisico non modificabili. La salvaguardia delle vie internazionali di comunicazione è quindi essenziale per l’accesso alle materie prime ed ai mercati di sbocco. Questo antico problema, con la chiusura del Canale di Suez, assume aspetti di drammatica attualità.

Il nostro Paese, per continuare il suo ammirevole sviluppo, deve inserirsi sempre più profondamente nella società internazionale. In tal modo troverà anche le nuove forme di collaborazione economica sovranazionale, che gli consentiranno di affrontare meglio i gravi problemi politici del nostro tempo.

L’avvenire del nostro Paese dipende, dunque, soprattutto, dalle sue relazioni internazionali. Esse garantiscono la sua sicurezza, l’equilibrio generale e, quindi, la pace. Il maggior pericolo è quello di confondere situazioni contingenti, reazioni emotive, interpretazioni tendenziose con le grandi forze ideali e geo-politiche che fanno la Storia.

Se molte ragioni spiegano il modesto interesse con cui i problemi internazionali sono seguiti dalla nostra opinione pubblica, non vi è dubbio che dobbiamo porre ogni impegno nel contribuire al formarsi di un movimento culturale che, attraverso una larga diffusione della conoscenza della realtà mondiale, e delle sue forze determinanti, faccia capire qual è il posto che occupa e che può occupare l’Italia nella società internazionale.

Questo compito soltanto in parte può essere svolto dai giornali quotidiani e dalle attuali, pur pregevoli, pubblicazioni periodiche. Perciò, fin da quando ero presidente della Commissione Affari Esteri del Senato, avevo avvertito che mancava una rivista italiana di politica estera: rivista trimestrale, staccata dal contingente, che offrisse la sistematica occasione per stimolare ricerche, per confrontare opinioni e, soprattutto, per discutere ed illustrare il punto di vista italiano sui fatti della politica internazionale: rivista pensata da italiani, aperta alla collaborazione di studiosi di altri Paesi, libera da ogni soggezione, dedicata alla comprensione del tormentato ma luminoso mondo internazionale, nel quale abbiamo la ventura di vivere.

© Affari Esteri, 2005