“AFFARI ESTERI”, N. 141, pp. 8-20

ACHILLE ALBONETTI
CIAMPI, L’EUROPA, L’ITALIA E I SEI PAESI FONDATORI

Lettera dell’Autore al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi,(7 gennaio 2004)
Appunto n. 1 dell’Autore in data 29 gennaio 2004
Appunto n. 2 dell’Autore in data 10 febbraio 2004

Quasi intuisse il fallimento del Vertice europeo di Bruxelles - ad un anno di distanza dal messaggio inviato ai sei Paesi fondatori per sollecitare la conclusione, entro il 2003 della Conferenza Intergovernativa, incaricata di approvare il nuovo Trattato Costituzionale dell’Unione Europea - il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, il 19 novembre 2003, si è nuovamente rivolto ai Presidenti di Germania e di Francia ed ai Sovrani del Belgio, del Lussemburgo e dei Paesi Bassi, con un appello per rendere possibile, nel 2003, l’approvazione del Trattato (1).
Già nel settembre 2003, il Presidente della Repubblica si era indirizzato anche ai Capi di Stato dei nuovi dieci Paesi di adesione con un richiamo alla saldezza dello spirito unitario, che anima l’integrazione europea e induce al compimento del progetto di riforma istituzionale (2).
Sottolineando la realizzazione, nell’esito della Convenzione, di un sapiente equilibrio fra le differenziate esigenze di tutti gli Stati membri, grandi, medi e piccoli, il nuovo messaggio del Presidente della Repubblica mette in luce il comune interesse europeo a che la Conferenza Intergovernativa

consolidi i risultati di significato storico raggiunti dalla Convenzione, approvando un Trattato Costituzionale, che dia fondamento ad un’Europa unita e autorevole sulla scena internazionale, evitando compromessi al ribasso(3).

La collaborazione dei Paesi fondatori - ricorda il Presidente Ciampi nella comunicazione del 19 novembre 2003 ai Capi di Stato di quei Paesi - è sempre stata l’anima del progetto di unificazione e ne ha determinato gli avanzamenti cruciali. E indispensabile, oggi, per assicurare all’Unione Europea la coesione necessaria a dotarsi dell’assetto istituzionale, da cui dipende il successo dell’Europa come soggetto di pieno diritto della politica mondiale.
La lettera del Capo dello Stato si sofferma sulla necessità di cogliere tempestivamente l’occasione offerta dall’esistenza del progetto di Trattato Costituzionale, messo a punto dalla Convenzione Europea, per realizzare la presenza, tante volte invocata in passato, di un’Europa più autorevole ed efficace sulla scena internazionale, soprattutto a fronte delle gravi sfide incombenti.

Coesione e senso di responsabilità - così il Presidente della Repubblica nel suo messaggio - sono stati essenziali nei momenti decisivi dell’integrazione: dal mercato unico, all’abolizione integrale delle frontiere, all’introduzione dell’Euro. Non possiamo farne a meno oggi, quando l’Unione Europea è chiamata a darsi un assetto istituzionale, che le consentirà di esercitare, in maniera adeguata, le responsabilità che le competono anche in campo internazionale ed avendo, inoltre, ampliato il numero dei suoi Stati membri(4).

Il Presidente Ciampi esprime, altresì, l’opinione che la nuova architettura istituzionale dovrà essere messa a punto insieme all’allargamento dell’Unione Europea, nel maggio 2004, ai dieci nuovi Stati membri e prima delle elezioni europee di giugno.

Abbiamo una particolare responsabilità nell’assicurare l’adozione della Costituzione, che consentirà all’Unione Europea di diventare un soggetto politico di pieno diritto. Ci sostiene la volontà di rispondere alle attese dei nostri cittadini.

Il nuovo messaggio del Presidente della Repubblica ai Capi di Stato dei Paesi fondatori ricorda, infine, come sia impensabile che la volontà di unificazione europea rallenti. Essa deve poter procedere, come per il passato, anche attraverso nuclei d’avanguardia, anticipatori di una necessaria e sempre più compiuta integrazione(5).
Alla vigilia della Conferenza Intergovernativa di Bruxelles del 12 e 13 dicembre 2003, Carlo Azeglio Ciampi ha sollecitato nuovamente l’Unione Europea, in un articolo sul quotidiano tedesco “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, a concludere positivamente i negoziati per il Trattato Costituzionale, essendo ormai giunto «il momento di creare un’Europa politica»(6).
Ciampi in questo suo ulteriore appello si è dichiarato

convinto che l’Europa debba tornare a far vibrare la propria anima, dar forza ai propri valori e ideali, recuperare speranza e una visione ambiziosa, la sola che in tutti i momenti decisivi e difficili ha fatto avanzare la causa dell’integrazione.

Nell’articolo sull’autorevole quotidiano tedesco, Ciampi aggiungeva che

la Germania e l’Italia sanno che l’Unione andrà avanti comunque se necessario anche attraverso nuclei aperti di avanguardie di Paesi che continueranno ad anticipare un’integrazione europea sempre più profonda ed efficace.

Infine con parole non si prestano ad equivoci affermava:

Per i nostri due Paesi, come gli altri Fondatori, sono impensabili rallentamenti e battute d’arresto nella nostra vocazione unitaria. Occorre consolidare la sovranità condivisa, a costo di procedere con nuclei aperti di avanguardie(7).

Il Presidente della Repubblica Ciampi ha ribadito sua posizione in occasione cerimonia al Quirinale lo scambio auguri corpo diplomatico 19 dicembre 2003.

Il mancato completamento dell’Accordo per la Costituzione europea alla Conferenza Intergovernativa di Bruxelles - ha ricordato il Presidente Ciampi - è una battuta di arresto, cui occorre porre riparo con rapidità(8).
Le crisi si sono trasformate in successi, grazie alla fortissima volontà politica, che ha sempre caratterizzato il movimento per l’unita dell’Europa. Se ne sono fatte spesso interpreti avanguardie aperte, animate da autentico slancio ideale e attivate da quel nucleo di Paesi fondatori, che ha sempre sorretto l’unificazione nei momenti critici.

Indirettamente, Ciampi si è riferito al ruolo dei sei Paesi della Comunità Europea, ma anche al gruppo di Paesi che ha dato vita alla moneta unica, l’Euro.
Se non si porrà riparo con rapidità all’attuale mancanza di intesa, ha concluso il Presidente della Repubblica, «
si rischia che l’Unione Europea allargata cominci ad operare senza un’adeguata impalcatura istituzionale» e che alle elezioni di giugno 2004 «i cittadini dell’Unione non possano pronunciarsi su un definitivo Trattato Costituzionale»(9).
Sono questi i più recenti ed autorevoli interventi del Capo dello Stato, che numerose volte negli scorsi anni si è battuto in favore dell’Europa unita.

Un’Europa a due velocità?

Contemporaneamente, tuttavia, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, prima, durante e dopo il fallimento di Bruxelles, ha dichiarato che «non si può immaginare un’Europa a due velocità».
E il Presidente della Commissione Europea Romano Prodi, sul no dell’Italia alla possibilità che l’Unione Europea possa ritrovare lo spirito dei padri Fondatori attraverso le cooperazioni rafforzate, la cosiddetta Europa a due velocità, ha dichiarato: «l’unica risposta negativa, che ho sentito venire dai Paesi fondatori, è stata quella dell’Italia. Ne prendo atto» (10).
Le divergenze si sono accentuate il 16 dicembre 2003, in occasione del discorso di Berlusconi al Parlamento Europeo, con il quale si è conclusa la Presidenza semestrale italiana del Consiglio. «Non ci può essere un’Europa di serie A e una di serie B», ha dichiarato Berlusconi. «Ma non si può mandare nemmeno tutta l’Europa in serie B», ha risposto Prodi (11).
Berlusconi ha ribadito la sua posizione dopo la cerimonia degli auguri natalizi al Quirinale il 19 dicembre 2003, malgrado il Presidente della Repubblica avesse richiamato la continuità europeistica dei Governi italiani degli ultimi cinquant’anni.
«
A Bruxelles si stava andando incontro ad un’Europa federale. Per questo non ho fatto forzature», ha dichiarato Berlusconi. Ed ha aggiunto, a proposito dell’Europa a due velocità ipotizzata da Ciampi: «Ho doverosamente affermato che non sarebbe stata la strada giusta. Non era il momento. Abbiamo appena aperto a dieci Paesi e già li mettiamo in serie B?".
Il Presidente del Consiglio, durante la conferenza stampa del 20 dicembre 2003, ha criticato l’Euro, pur ricoprendo ancora la carica di Presidente del Consiglio europeo, ed ha rilevato che la moneta comune ha numerosi effetti negativi per l’economia e i consumatori. Ha anche aggiunto che Paesi come l’Inghilterra, che si sono astenuti dall’adottare l’Euro, hanno registrato risultati economici molto favorevoli(12).
Questi rilievi hanno provocato un duro commento del Presidente della Commissione europea Prodi: «E ora che la finiamo con queste menzogne». L’inflazione italiana ha una sola causa: la mancanza di controlli da parte del Governo italiano. «La sorveglianza è mancata in Italia, ma non in Francia e Germania»(13).
Il Ministro degli Esteri Franco Frattini si è espresso in maniera più sfumata di Berlusconi ed ha dichiarato in due ampie interviste:

Il ruolo dei Paesi fondatori è un tema centrale per l’Unione Europea e in questa chiave ho condiviso appieno l’appello del Presidente della Repubblica.
I Paesi fondatori hanno un compito politico da svolgere, anche se diverso rispetto al passato. Inizialmente sono stati veri e propri pionieri dell’Europa. Oggi, debbono svolgere il compito di promuovere iniziative, che si possano tradurre in azioni condivise da tutti i Paesi membri(14).

Per rendersi conto delle difficoltà da superare, segnaliamo che Bertie Ahern, Primo Ministro dell’Irlanda e Presidente del Consiglio europeo a partire dal 1° gennaio 2004, in un’intervista a “Le Monde”, dopo il fallimento di Bruxelles, ha dichiarato che «l’Europa a due velocità non è l’Unione Europea» e che «Dublino privilegerà la solidarietà tra i venticinque Paesi e si opporrà alla creazione di noccioli duri»(15).
E su questo tema - Paesi fondatori, pionieri, Europa a due velocità, nuclei aperti di avanguardie, noccioli duri, cooperazioni rafforzate, cooperazioni strutturate - si è acceso un dibattito, al quale hanno partecipato uomini politici ed esperti(16).

Un Direttorio europeo tra Francia, Germania e Regno Unito?

La mancata intesa sul Trattato Costituzionale è particolarmente pericolosa per l’Italia, nel momento in cui si profila un Direttorio tra la Francia, la Germania e il Regno Unito.
La quarantennale e stretta collaborazione tra la Francia e la Germania si è rafforzata negli scorsi anni. Ad essa si è aggiunto sorprendentemente il Regno Unito, malgrado la mancata adesione all’Euro e le profonde divergenze con Parigi e Berlino sull’intervento in Iraq.
Il cruciale settore della difesa è quello in cui si è recentemente manifestata tale intesa triangolare, nonostante la Germania non sia un membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e non sia uno Stato militarmente nucleare, come la Francia e il Regno Unito(17).
L’avvicinamento graduale tra la Francia e il Regno Unito si è avuto a partire dall’incontro tra Jacques Chirac e Tony Blair a St. Malo nel dicembre 1998.
In quella occasione, è stata avviata una particolare collaborazione nell’importante settore della Difesa, che si è estesa al settore nucleare militare, malgrado i deterrenti di questi due Paesi abbiano caratteristiche differenti. Quello del Regno Unito è dipendente dagli Stati Uniti e quello della Francia è, in gran parte, autonomo.
La nuova intesa tra Londra e Parigi è provata, tra l’altro, dalla decisione, annunciata al Vertice franco-britannico di Le Touquet, il 4 febbraio 2003, di avviare la progettazione e la costruzione in comune di due portaerei nucleari(18).
È stato, poi, il momento della Germania. Lo testimoniano autorevolmente i frequenti incontri a tre tra Chirac, Blair e Schröder a partire da giugno 2003, nonostante le recenti tensioni per le politiche divergenti nei riguardi della guerra in Iraq.
L’intesa triangolare ha portato ad un importante progetto comune nel settore della Politica estera e di sicurezza europea, che è stato adottato dal Consiglio Intergovernativo dei Ministri degli Esteri e della Difesa il 29 novembre 2003 e che ha facilitato anche l’istituzione di un’Agenzia Europea per gli Armamenti e di una cellula di pianificazione militare europea nel Quartier Generale della NATO a Bruxelles(19).
Contemporaneamente, si è appreso che la Francia, nei prossimi anni, chiuderà il gigantesco impianto di Eurodif per la produzione di uranio arricchito a Tricastin ed entrerà a far parte dell’impresa anglo-tedesca-olandese Urenco di Almelo.
La nuova società anglo-franco-tedesco-olandese costruirà in Francia un altro impianto, del costo di ben tre miliardi di Euro (circa sei mila miliardi di lire) e con tecnologia Urenco, a Tricastin, dove già lavorano decine di tecnici. La Francia ha, inoltre, annunciato nuovi importanti sviluppi della tecnologia nucleare militare e la creazione di un Quartier Generale nucleare al centro del Paese
(20).
E anche significativa la missione dei Ministri degli Esteri della Francia Dominique de Villepin, della Germania Joscha Fischer e del Regno Unito Jack Straw a Teheran per convincere l’Iran ad accettare nuovi controlli nucleari da parte dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica dell’ONU a Vienna.
Nel corso del Vertice europeo di Bruxelles del 12 e 13 dicembre 2003, più volte il Presidente francese Chirac ha sollecitato un’iniziativa, perché un nucleo d’avanguardia proceda nell’integrazione, come avvenuto per l’Euro, per il Trattato di Schengen e per altre intese, ove non è stato raggiunto il consenso unanime. Ed a questa iniziativa non è escluso si unisca la Germania e, forse, anche il Regno Unito.
Un nuovo appuntamento tra Blair, Chirac e Schröder è previsto per l’inizio del 2004(21).

L’energia nucleare e la politica estera

Come ci ha insegnato in Italia Roberto Gaja - per numerosi anni Direttore Generale per gli Affari Politici, Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri, Ambasciatore d’Italia a Washington e, poi, Direttore di questa Rivista - è difficile valutare la politica internazionale degli scorsi cinquanta anni o la politica estera di un Paese, anche se non nucleare come l’Italia, se non si tiene presente il fattore nucleare e quello missilistico strettamente collegato(22).
L’energia nucleare, in particolare quella con implicazioni militari - cioè quasi tutta - è un elemento aggregante o dirompente della politica estera contemporanea. Ne abbiamo avuto recenti esempi nei rapporti tra gli Stati Uniti e l’Iran, la Corea del Nord e la Libia.
Vorremmo, poi, ricordare le vicende del bipolarismo Stati Uniti-URSS ed anche, negli scorsi quindici anni, quelle del bipolarismo ‘zoppo’ tra gli Stati Uniti e la Russia. Altri esempi classici sono i rapporti Cina e URSS e, ora, Cina e Russia. Debbono anche essere esaminate sotto il profilo nucleare le relazioni politiche tra Stati Uniti e Regno Unito, Stati Uniti e Francia, Regno Unito e Francia, Francia e Italia, Regno Unito e Italia, Francia e Germania, Regno Unito e Germania.
Non a caso sono membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite cinque Stati militarmente nucleari, per di più legittimati dal Trattato contro la proliferazione nucleare (TNP).
Gli accordi nel settore nucleare militare - settore particolarmente sensibile - sono cemento e pegno di intese politiche ben più ampie. È lecito domandarsi se l’embrione di Direttorio europeo tra la Francia, la Germania ed il Regno Unito ha queste caratteristiche.
Nelle relazioni internazionali tutto è legato, non avviene a caso, ed ha implicazioni ben più ampie. Il Regno Unito è riuscito, infatti, a convincere, negli scorsi mesi, gli Stati Uniti a non opporsi ad una Politica estera e di difesa comune dell’Unione Europea, compresa l’istituzione di un embrione di Quartier Generale europeo accanto alla NATO a Bruxelles.
Questo era l’obiettivo fissato dalla Francia, dalla Germania e dal Benelux nel Vertice di Bruxelles del 29 aprile 2003, al quale non ha ritenuto opportuno partecipare l’Italia.
Contemporaneamente, si sta discutendo di un accresciuto impegno della NATO in Afghanistan e, forse, anche in Iraq(23).
Occorre ora riflettere sulla politica europea del nostro Paese e sulle occasioni perdute e che si possono perdere, se non si rimedia al più presto. Rinunciare al ruolo di ‘fondatori’ può avere gravi conseguenze.

L’Italia e la politica di unità europea

L’Italia ha aderito entusiasticamente a tutte le principali imprese europee: il Consiglio d’Europa e l’OECE nel 1948, la CECA nel 1950. Dopo il fallimento, nel 1954, della CED e della CPE, ha promosso, nel 1955, il rilancio europeo a Messina. E questo ha portato alla firma dei Trattati di Roma nel marzo 1957, cioè alla Comunità Economica Europea e all’Euratom.
L’Italia ha approvato, alla fine degli anni ’70, il Sistema Monetario Europeo, nel 1985 l’Atto Unico Europeo e, poi, i Trattati di Maastricht (1992), di Amsterdam (1996) e di Nizza (2000). Fa parte dei Paesi, che hanno aderito all’Euro.
Nel delicato settore nucleare militare, l’Italia è stata artefice, con la Francia e la Germania, di un progetto per una capacità militare nucleare già nel 1957. Ha aderito, nel 1969, al TNP, con dodici clausole condizionanti, tra cui la clausola europea(24).
La Francia ha sempre avuto per l’Italia, anche nel settore più sensibile, quello nucleare militare, una particolare attenzione, che non ha avuto per decenni per la Germania.
Non a caso, la Francia ha appoggiato, negli anni sessanta, l’iniziativa dell’Italia per la costruzione di una nave nucleare per la nostra Marina Militare, con la messa a disposizione di mille chilogrammi di uranio arricchito per l’organo propulsore. Poi, non si è fatto nulla per il veto degli Stati Uniti.
La Francia, negli anni settanta, ha associato l’Italia - ma non la Germania - nell’impianto Eurodif di Tricastin per la produzione di uranio arricchito e ne ha sollecitato la partecipazione a quello di Pierrelatte negli anni cinquanta. Ha offerto anche la sua disponibilità alla costruzione di sommergibili nucleari d’attacco, consentiti dal TNP(25).
Il Regno Unito non ha avuto nei confronti dell’Italia e dell’Europa un tale atteggiamento. Ha osteggiato per molti anni le Comunità europee e ha organizzato un’Associazione di Paesi per contrastarle: la European Free Trade Association (EFTA). Dopo il successo della Comunità Europea, è entrato a farne parte, ma non ha, tuttavia, aderito all’Euro, forse l’iniziativa più pregnante.
L’ Italia - come accennato - pur essendo un Paese fondatore, non ha partecipato, il 29 aprile 2003, al Vertice di Bruxelles tra i Capi di Stato e di Governo della Francia, della Germania, del Belgio e del Lussemburgo per intensificare la collaborazione nel settore della Politica estera e di difesa. Non lo ha fatto, forse, per non turbare i rapporti con il Regno Unito, ed anche con gli Stati Uniti, proprio nel colmo della crisi per la guerra in Iraq.
Poi, Londra ha scavalcato l’Italia, pur non essendo un Paese fondatore, ed ha presentato con Parigi e Berlino un’importante proposta di Politica estera e di difesa europea, che riprende sostanzialmente quanto elaborato a Bruxelles(26) e che è stata approvata dal Consiglio europeo il 29 novembre e il 12 dicembre 2003 (27).
Sarebbe grave se, ora, il Regno Unito prendesse il posto dell’Italia e, con la Francia e la Germania, costituisse un Direttorio europeo, per giunta nel settore più importante: quello della politica estera e della difesa, inclusa la difesa nucleare.

Il compito dell’Italia

Il fallimento della Conferenza Intergovernativa di Bruxelles non può essere l’atto finale della costruzione europea. L’impresa europea è costellata di difficoltà e crisi, che sono state sempre superate. Occorre, pertanto, avviare, al più presto, un’iniziativa per procedere.
La politica di unità europea è, ora e da alcuni decenni, l’unica politica originale, valida e senza alternative per arrestare il declino dell’Europa(28).
Il compito dell’Italia e degli altri cinque Paesi fondatori come ha sottolineato a più riprese il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi - è sempre stato ed è tuttora cruciale. Il Governo italiano non può far mancare in questo delicato passaggio il suo contributo.
Avviare, al più presto, nuovi contatti con gli altri cinque Paesi fondatori è essenziale per riprendere il cammino dell’integrazione europea, facendo approvare, innanzitutto, il Trattato Costituzionale e non escludendo altre iniziative.
Questa politica potrà anche scongiurare il consolidamento del Direttorio, che sta delineandosi, tra la Francia, la Germania e il Regno Unito.
È diffìcile credere che la costruzione europea possa crescere, consolidarsi e svolgere il suo compito fondamentale - quello, cioè, di dare un contributo all’equilibrio internazionale e alla pace, proporzionato alle sue risorse istituzionali, politiche ed economiche - limitandosi all’integrazione economica.
Di fronte all’allargamento, l’Unione Europea a venticinque e più Paesi e lo stesso Euro rischiano di disintegrarsi o, al massimo, di ridursi ad una fragile zona di libero scambio, con scarso significato politico.
È essenziale e urgente, pertanto, che un gruppo ristretto prenda l’iniziativa e, almeno in una prima fase, proceda più speditamente. Questo è stato - per oltre cinquant’anni e con una continuità esemplare - il ruolo primario e storico dei sei Paesi cosiddetti Fondatori, tra i quali l’Italia.
L’alternativa all’unità dell’Europa è il declino, l’irrilevanza e una pericolosa sudditanza. L’Iraq conferma e insegna.

Achille Albonetti

Note

(1) Cfr. Carlo Azeglio Ciampi, L’Europa e il compito dei Sei fondatori, “Affari Esteri”, n. 141, gennaio 2004. Testo integrale della Iettera-appello.
(2) Questa rivista, quasi sempre, ha pubblicato i testi integrali dei più importanti interventi del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi in favore dell’unità dell’Europa.
(3) Ibidem.
(4) Cfr. Giuliano Amato, La doppia velocità non è una soluzione, “Il Sole-24 Ore”, 16 dicembre 2003. Barbara Spinelli, Il compito dei fondatori, “La Stampa”, 14 dicembre 2003. Massimo Giannini, Il dolore di Ciampi, “La Repubblica”, 14 dicembre 2003. Eugenio Scalfari, L’Unione che ha perso l’anima, “La Repubblica”, 14 dicembre 2003. Ferdinando Salleo, L’Europa e la lezione dei fondatori, “La Repubblica”, 19 dicembre 2003. Thomas Ferenczi, Arnaud Leparmentier, Laurent Zecchini, Des ‘groupes pionniers’ pour relancer l’Europe. Après le fiasco de Bruxelles, Paris relance l’idée d’une Europe à la carte, “Le Monde”, 16 dicembre 2003. John Vinocour, Subtel shift by Britain on defence in the UE. NATO ties balanced with commitment to European military, “International Herald Tribune”, 15 ottobre 2003.
Cfr. anche Enrico Rusconi, Sei Paesi avanti più uniti, “La Stampa”, 19 dicembre 2003. Aldo Rizzo, L’avvenire dell’Europa e la Costituzione Europea, “Affari Esteri”, n. 140, ottobre 2003. Giuliano Amato, L’impossibile fuga solitaria dei grandi Paesi fondatori, “Il Sole-24 Ore”, 28 dicembre 2003. Enzo Bettiza, L’Europa senza velocità, “La Stampa”, 27 dicembre 2003. Cfr. anche note seguenti da n. 10 a n. 16
(5) Ibidem.
(6) Cfr. Carlo Azeglio Ciampi, Stillstand ist Undenbakr, “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, 10 dicembre 2003.
(7) Ibidem.
(8) Cfr. Marzio Breda, ‘L’Unione si affidi alle avanguardie’. Ciampi: ‘Porre riparo alla battuta d’arresto sulla Carta europea’, “Corriere della Sera”, 20 dicembre 2003. Paolo Capace, Ciampi: in Europa è l’ora delle ‘avanguardie’. UE, tocca nuovamente ai ‘pionieri’ ridare slancio al processo di unificazione, “II Messaggero”, 20 dicembre 2003. Paolo Passarmi, Ciampi: ‘L’Europa sa trasformare le crisi in successi’. Ripartire dalle intese raggiunte, “La Stampa”, 20 dicembre 2003.
(9) Ibidem.
(10) Cfr. Giuseppe Sarcina, Prodi critica l’Italia sul no ai pionieri Ue, “Corriere della Sera”, 15 dicembre 2003. Enrico Singer, Europa, avanti a due velocità. L’ipotesi non piace a Berlusconi. Prodi dissente, “La Stampa”, 15 dicembre 2003.
(11) Cfr. Ivo Caizzi, Berlusconi, bilancio UE. ‘Sono contro le due velocità; Prodi critico: ‘Non possiamo adeguarci al vagone più lento’, “Corriere della Sera”, 17 dicembre 2003. Enrico Singer, Europa a due velocità, duello Prodi-Berlusconi, “La Stampa”, 17 dicembre 2003. Adriano Cerretelli, Scontro Berlusconi-Prodi sull’Europa, “Il Sole-24 Ore”, 17 dicembre 2003.
(12) Cfr. Claudio Tito, Gelo del Premier con il Colle. ‘Ho evitato l’Europa federale’, “La Repubblica”, e tutti i quotidiani, 19, 20 e 21 dicembre 2003.
(13) Cfr. tutti i quotidiani del 21 e 22 dicembre 2003.
(14) Cfr. Franco Frattini, Costituzione, non tutto è perduto, intervista a Emanuele Novazio, “La Stampa”, 18 dicembre 2003. Franco Frattini, ‘L’Europa si fa, ma solo a venticinque’, Il Sole-24 Ore”, 24 dicembre 2003.
(15) Cfr. Jean-Pierre Laugellier, ‘L’Europe à deux vitesses ce n’est pas l’Union’, intervista a Bertie Ahern, Primo Ministro d’Irlanda e Presidente del Consiglio Europeo dal 1° gennaio al 30 giugno 2004, “Le Monde”, 23 dicembre 2003.
(16) Cfr. Massimo D’Alema, Non deve far paura l’Europa a due velocità, “Il Messaggero”, 16 dicembre 2003. Andrea Manzella, La nuova strategia che serve all’Europa, “La Repubblica”, 18 dicembre 2003. Angelo Panebianco, Due debolezze non fanno l’Europa. Berlusconi e Prodi, visioni diverse ma insufficienti, “Corriere della Sera”, 18 dicembre 2003. Brandon Mitchener, Europe Scales Back Unified Agenda. With Constitution on Hold, Some Nations Move Ahead, With or Without the Rest, “The Wall Street Journal Europe”, 19 dicembre 2003. Tommaso Padoa-Srhioppa, L’Europa va avanti, se non aspetta tutti. La saggezza di chi sa osare, “Corriere della Sera”, 8 giugno 2003. Andrea Cagiati, Ripensare l’Europa, “Affari Esteri”, n. 139, luglio 2003. Vedi anche note 4, 8, 10, 11 e 12.
(17) Cfr. Judy Dempsey, Defence. Surprise at London’s alignment with Paris and Berlin, “Financial Times”, 3 ottobre 2003.
(18) Cfr. La Francia, il Regno Unito e la difesa europea al Vertice di Le Touquet, Dichiarazione comune, “Affari Esteri”, n. 138, aprile 2003. Henry de Bresson, Jacques Chirac et Tony Blair affichent leur réconciliation, “Le Monde”, 13 giugno 2003. Al G-8 un Vertice di riconciliazione, articoli vari, “La Stampa”, 1° giugno 2003. .
(19) Cfr. Giuseppe Sarchia, Accordo a tre sulla Difesa. Divisioni sulla Carta UE, “Corriere della Sera”, 25 novembre 2003. Adriana Cerretelli, Asse dei tre ‘grandi’ sulla Difesa UE. Berlino, Parigi e Londra vogliono imporre il loro piano, “II Sole-24 Ore”, 29 novembre 2003. Laurent Zecchini, Paris, Londres et Berlin, sont parvenu à un compromis sur la défense européenne, “Le Monde”, 29 novembre 2003. Cfr. anche Franco Venturini, L’Unione Europea, la difesa e gli Stati Uniti, “Affari Esteri”, n. 141, gennaio 2004 e per i documenti essenziali “Affari Esteri”, n.141, gennaio 2004 e precedenti.
(20) Cfr. Anne Lauvergeon, Areva lance une nouvelle usine d’enrichissement de l’uranium, “Le Monde”, 27 novembre 2003. Cfr. anche Paul Betts, Giant French nuclear simulation complex takes shape. Paris is building the world’s most powerfui laser to fuel its nuclear ambitions, “Financial Times”, 18 ottobre 2003. Cfr. anche Aldo Rizzo, Stati Uniti. Una minibomba tira l’altra, “La Stampa”, 20 maggio 2003. Carl Hulse and James Dao, U.S. shift on nuclear arms stirs concern, “International Herald Tribune”, 3 giugno 2003.
(21) Cfr. James Blitz e George Parker, Blair, Chirac and Schröder plan fresh talks, “Financial Times”, 22 dicembre 2003.
(22) Cfr. Roberto Gaja, Introduzione alla politica estera dell’era nucleare, Franco Angeli, Milano 1988 e dello stesso autore L’Italia nel mondo bipolare, II Mulino, Bologna 1995. Sergio Romano, Cinquant’anni di storia mondiale, Longanesi, Milano 1995. Luigi Vittorio Ferraris, Manuale della politica estera italiana, Laterza, Bari 1996. Giuseppe Mammarella e Paolo Cacace, Storia e politica dell’Unione Europea, Laterza, Bari 1998. Sergio Romano, Guida alla politica estera italiana, Rizzoli, Milano 2003. Dello stesso autore, II rischio americano. L’America imperiale, l’Europa irrilevante, Longanesi 2003. .
(23) Cfr. Judy Dempsey, NATO widens role with support for German team in Konduz, “Financial Times”, 20 dicembre 2003. .
(24) Cfr. Achille Albonetti, Storia segreta della bomba italiana ed europea, “Limes”, n. 2, giugno 1998. Dello stesso autore vedi L’Italia e l’atomica, Fratelli Lega editori, Faenza 1976 e L’Europa e la questione nucleare, Cappelli, Bologna 1964.
Cfr. anche Salvatore Andò, La sicurezza e la costruzione europea, “Affari Esteri”, n. 98, aprile 1993 e note22 e 28.
(25) Ibidem.
(26) Cfr. il testo integrale della Dichiarazione comune approvata dopo l’incontro di Bruxelles del 29 aprile 2003 tra Francia, Germania, Belgio e Lussemburgo in “Affari Esteri”, n. 139, luglio 2003.
(27) Cfr. il testo integrale delle Conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles del 29 novembre 2003 e 12 dicembre 2003, “Affari Esteri”, n. 141, gennaio 2004. Javier Solana, L’Unione Europea e la sicurezza, “Affari Esteri”, n. 140, ottobre 2003. Cfr. anche il Documento approvato dal Consiglio europeo di Salonicco il 20 giugno 2003, base delle decisioni adottate nell’Autunno 2003, “Affari Esteri”, n. 141, gennaio 2004.
(28) Cfr. Achille Albonetti, Preistoria degli Stati Uniti d’Europa, Giuffré, Milano 1964, seconda edizione. Dello stesso autore, vedi Egemonia o partecipazione? Una politica estera per l’Europa, Etas Kompass, 1969 e dello stesso autore L’Europa, gli Stati Uniti, la guerra in Iraq e la pace, “Affari Esteri”, n. 139, luglio 2003.
Cfr. anche per i commenti puntuali gli scritti degli Ambasciatori Cesidio Guazzaroni, Andrea Cagiati, Pietro Calamia e Luigi Vittorio Ferraris su “Affari Esteri”, su ‘Lettera Diplomatica’ su ‘Rapporti del Gruppo dei Dieci’, presieduto dall’Ambasciatore Cesidio Guazzaroni e promosso dall’Istituto Luigi Sturzo.

 

 

APPUNTO N. 1 DI ACHILLE ALBONETTI
(Roma, 29 gennaio 2004)

II Direttorio tra la Francia, la Germania e il Regno Unito

1. - II Direttorio tra la Francia, la Germania ed il Regno Unito ha conseguenze particolarmente importanti per l’Europa e per l’Italia.

2. - Si tratta di una svolta epocale. Innanzitutto, da parte degli Stati Uniti. Bush è stato convinto da Blair a non opporsi ad un accordo con la Francia e la Germania nel cruciale settore della difesa, ivi compreso il pregnante settore nucleare.

Questo è un mutamento radicale della politica statunitense ed inglese verso l’Europa.

3. - Le conseguenze sull’Europa sono particolarmente importanti. L’Unione Europea, il cui significato politico era già ridotto – è sufficiente ricordare la guerra in Iraq – vede ulteriormente compromesso il suo ruolo.

Il Consiglio, la Commissione e le altre istituzioni dell’Unione Europea, tanto più dopo l’ingresso di altri dieci Stati, avranno nuove difficoltà a svolgere un compito unitario, autonomo ed efficace.
Il Trattato costituzionale, anche se approvato, non muterà la situazione.

4. - Per l’Italia, la costituzione del Direttorio tra la Francia, la Germania ed il Regno Unito rappresenta uno scacco particolarmente pesante.

Per la prima volta, in cinquanta anni di storia europea, l’Italia è esclusa da una iniziativa, che può avere grandissima rilevanza politica, militare, economica e tecnologica.

5. - L’esclusione dell’Italia è particolarmente grave, perché l’Italia, con la Francia e la Germania, è uno dei sei Paesi fondatori dell’Europa. Ha, inoltre, caratteristiche politiche, istituzionali, economiche e tecnologiche simili ai Tre componenti il Direttorio. Lo stesso dicasi per la popolazione ed il reddito nazionale.

La posizione geopolitica dell’Italia, al centro del Mediterraneo, costituisce un ulteriore elemento positivo.

6. - Non tutto, però, è compromesso. La Francia, unico Paese Mediterraneo dei Tre – e forse anche la Germania – potrebbero appoggiare la nostra iniziativa per entrare a far parte del Direttorio.

7. - Kissinger, nei suoi scritti degli anni Sessanta, proponeva che l’Alleanza Atlantica, per poter meglio svolgere il suo ruolo, avesse un Consiglio ristretto, composto dagli Stati Uniti, il Regno Unito, la Francia, la Germania ed anche l’Italia. Era, poi, previsto un membro rotante, proveniente dagli altri Paesi.

La Francia e la Germania, fin dal gennaio 1963, chiesero all’Italia di sottoscrivere il Trattato dell’Eliseo.

8. - Occorre agire subito. Credere che i 15 o i 25 Stati dell’Unione Europea possano opporsi al Direttorio mi sembra vano.

9. - Mi riservo di indicare, in un’altra nota, quali potrebbero essere le iniziative, perché l’Italia sia associata al Direttorio dei Tre.

 

APPUNTO N. 2 DI ACHILLE ALBONETTI
(Roma, 10 febbraio 2004)

Il Direttorio tra la Francia, la Germania e il Regno Unito
Cosa fare?

1. - II Direttorio tra la Francia, la Germania e il Regno Unito esige alcune riflessioni e proposte.

2. - L’intesa a Tre rappresenta una profonda evoluzione della politica inglese e americana verso l’Europa, ed, in particolare, verso la politica europea di Difesa.
Si tratta di un cambiamento fondamentale, che potrebbe avere ripercussioni positive sull’Alleanza Atlantica e sull’unità dell’Europa.

3. - L’assenza dell’Italia è un fatto storicamente grave. Occorre fare il possibile per rapidamente pervi rimedio.

4. - II Trattato Costituzionale deve essere approvato al più presto e, possibilmente, prima dell’adesione dei Dieci nuovi Stati all’Unione Europea.
Il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e il Governo italiano saggiamente stanno operando a tal fine. Ma l’unità politica e di difesa dell’Europa difficilmente scaturirà dall’Unione Europea a 25.

5. - È illusorio ritenere che il Direttorio a Tre sia una iniziativa passeggera e destinata ad incrinarsi presto, date le divergenze Ira i suoi componenti.

6. - Una politica di attesa, che si basi sulla dissolvenza del Direttorio, ci sembra, pertanto, pericolosa e vana.

7. - Ugualmente vano riteniamo sia contare sul fatto che il Direttorio prenderà e riverserà le sue decisioni a beneficio dell’Unione Europea.
Questo può avvenire. Ma non è automatico.

8. - La politica di intesa tra i sei Paesi Fondatori è, purtroppo, in gran parte superata, ora che la Gran Bretagna si è unita alla Francia e alla Germania.

9. - Contrastare il Direttorio a Tre organizzando altre coalizioni, ad esempio con la Spagna e la Polonia, o con gli altri membri dell’Unione Europea, ci sembra controproducente e inefficace.
Ovviamente, in seno all’Unione Europea dovremo cercare tutte le alleanze utili a sostenere la nostra politica.

10. - A breve termine e tatticamente, dovremmo appoggiare la candidatura della Spagna alla Presidenza della Commissione dell’Unione Europea.

11 - Al fine di facilitare l’adesione dell’Italia al Direttorio dei Tre, ci sembrano opportune – a titolo esemplificativo – alcune delle seguenti iniziative, da avviare anche contemporaneamente:

a) illustrare agli Stati Uniti la necessità che l’Italia faccia parte del Direttorio.
L’Italia è al centro del Mediterraneo ed è un membro importante dell’Alleanza Atlantica. Ospita rilevanti basi militari americane (Napoli, Aviano, La Maddalena, ecc.);

b) chiedere alla Francia (ma anche alla Germania e al Regno Unito) di appoggiare la nostra candidatura a far parte del Direttorio.
La Francia ha quasi sempre avuto, negli scorsi cinquanta anni, una politica di grande intesa e collaborazione con l’Italia, anche nei settori più delicati, come quello nucleare. E questo settore caratterizza il Direttorio a Tre;

c) perseguire una politica economica, finanziaria e sociale coerente ed ispirata ai dettati dell’Unione Europea;

d) dare maggiore attenzione ai problemi e al bilancio della Difesa;

e) contemporaneamente, dovremmo adottare una serie di iniziative per dimostrare il nostro impegno, soprattutto nel settore della Difesa, ove il Direttorio, probabilmente, avrà una caratteristica originale e pregnante.

- Dovranno, pertanto, essere avviati o conclusi accordi tecnologici importanti con la Francia, la Germania e il Regno Unito.

- Dovremmo mantenere la presenza italiana nell’impresa europea Eurodif, alla quale ora si sono associati il Regno Unito e la Germania.

- Dovremmo rientrare nel Consorzio europeo per l’aereo da trasporto A 400.

- Al fine di sottolineare la nostra volontà europea nei settori sensibili, dovremmo proporre la costituzione di Gruppi di lavoro tra la Francia, la Germania, il Regno Unito e l’Italia:

• per la costruzione di un aereo europeo, successore dell’Eurofighter;

• per la costruzione di un carro armato europeo, successore del carro armato francese, tedesco, inglese e italiano;

• per la costruzione di una flottiglia europea di sottomarini nucleari d’attacco, consentiti anche dal Trattato di non Proliferazione Nucleare;

• per la razionalizzazione di ogni settore, ove esistono duplicazioni e spreco di risorse.

12. - Non è sicuro, pur assumendo con coerenza le iniziative elencate ed altre ritenute opportune, che l’Italia riuscirà a far parte del Direttorio con la Francia, la Germania e il Regno Unito. Ma non vediamo l’efficacia delle politiche alternative.

© Affari Esteri, 2004